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Francesco Calamandrei
L'approdo di Francesco Calamandrei all'arte è in qualche modo "classico" nella sua aticipità.
Estrazione professionale d'indirizzo scientifico, studi di architettura, poi la vocazione antica che
diventa richiamo irresistibile.Tutto da copione. Il catalogo si rivela nutrito, anche a livelli illustri,
tanto da farci apparire perfino banale il suo caso. Quello che lo rende invece diverso è l'opzione
dei debiti culturali, che appaiono subito evidentissimi, inequivocabili. Tra Pop Art e Noveau Réalisme
la stagione storica che prefigura gli inizi di Calamandrei pittore è quella degli anni Sessanta, quando
l'informale storico ha finito per cedere il passo al vissuto, al sociale, al collettivo. L'artista rivisita
l'ultimo grande episodio delle avanguardie alla vigilia della svolta postmoderna perchè sedotto dalla loro
componente "romantica", dal loro respiro terminale: quasi una dichiarazione di poetica, che è anche
un atto fedele per quanto fatale e messianico quell'episodio ha comportato per la coscienza estetica
contemporanea. Comincia in qualche modo dalla fine, ipotizzando una variante, un contributo, una
riflessione sul messaggio che il post informale ha avuto modo di esprimere e rappresentare agli
occhi del mondo.
Partendo da un momento ormai consegnato alla storia dell'arte, Calamandrei trasgredisce inoltre,
senza volerlo, la logica perversa delle avanguardie che hanno concepito l'azione creativa come
una serie di traguardi da superare per poter competere - e proprio qui sta il loro fallimento - con
i meccanismi progressivi della scienza. Guardando dietro di se, dimostra di non soffrire di complessi
circa la sfida dell'aggiornamento; il suo epigonismo si nutre solo di autenticità di voglia di procedere
fuori dai sistemi e dalle strategie del mondo dell'arte, se ce ne fossero ancora.
Sicuramente quello che si rivela al primo impatto con la recente produzione di Calamandrei, è una
storia di innesto plurimo su una matrice decisamente informale-materica, matrice che rimanda senza
possibilita di dubbio al suo piu grande interprete storico:Burri.
Ed è sullo sconvolto magna delle plastiche burriane, sulla messinscena del Caos assoluto che l'artista
procede alla ricognizione del suo tempo poetico del tempo tout cour.
L'inserimento di elementi scritturali - numeri e lettere dell'alfabeto che confluiscono poi nella singola
individuante e insieme alienante del codice fiscale diventato ironico segnale di un naufragio dentro
l'indifferenziato - denota ancora un sintomo epocale: i primordi della concettualità, con la poesia
concreta e visiva ad annunciare il giro di boa che ha trasformato l'arte, da evento puramente formale,
in strumento autoanalitico.
A questo punto è interessante vedere come Calamandrei riesca ad elaborare elementi espressivi che
nascono già in conflitto l'un con l'altro, e li rimetta in gioco a un diverso livello di complicità e convivenza;
trasformando cioè il conflitto in tensione, non curandosi magari dell'urto psichico che ne deriverà;
rasentando, all'occorrenza, la brutalità nella messinscena dei materiali. A proposito di questi ultimi, di
cui l'artista ha sempre fatto un uso disinvolto e ludico - memore forse di suggestioni neorealistiche alla
Arman e alla Spoerri - bisogna dire che la loro prepotenza oggetturale, che nelle prime prove si
manifestava al limite di un surrealismo barocco e trash, oggi sembra ricomporsi secondo una piu mediata
sintonia con la sua base pittorica.
Si guardino ad esempio i recenti elaborati bianchi e neri che gia nel loro ascetismo cromatico suggeriscono
una volontà ordinatrice all'interno del tumulto pulsionale, dell'eccitazione sperimentale, dell'alchimia
suggerita dall'obiet trouvè. L'ibrido recupera in tal senso un'insperata credibilità, ci permette di valutare il
sapiente utilizzo dell'estroflessione del piano pittorico che viene evidenziato, fenomenizzato dalla luce e che
attraverso la luce trova infinite, mutevoli e sensibilissime soluzioni plastiche.
Si assiste cosi ad una graduale sottrazione di quelle scorie neo-dada e ad un loro reimpiego in termini di
pura visualità: mi riferisco ai bulloni confitti, alle candide corone che possono essere indifferentemente di
spine o nunziali, ma anche ai caratteri da cassa d'imballaggio che continuano ad apparire all'interno o ai
margini del quadro. I quali margini stanno diventando sempre piu teorici, occupati come sono da cornici
che in realtà sono contenitori, poderose strutture lignee sempre piu assomiglianti alle vicende formali che
si svolgono dentro il quadro, quasi a ribaltare dall'interno all'esterno quel fattore oggetturale che, come si
è detto, costituisce il punto di partenza dell'avventura creativa di Calamandrei: testimonianza estrema di
una passione che si nutre incessantemente di se stessa e che senza tregua insiste ad andare incontro al
suo principio.
testo di Giulino Serafini
Luoghi di esposizione:
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Francesco Calamandrei
S.Casciano V.P.
Telefono
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